il diritto d’Autore

2. Il Diritto d'Autore e i testi scritti

L'articolo 2 della legge sul diritto d'autore elenca tra le opere protette, le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose in forma scritta e orale.

Qualsiasi testo, quindi, che possieda i requisiti minimi di creatività e originalità è protetto, senza bisogno di alcun riconoscimento formale.
L'autore sul testo potrà esercitare i diritti morali e patrimoniali riconosciutigli dalla legge, in particolare potrà pubblicare l'opera, riprodurre l'opera in qualsiasi forma e modo, distribuire l'opera al pubblico, modificarla, tradurla, eccetera.

L'articolo 171-ter punisce, con pene detentive e pecuniarie, chiunque "abusivamente riproduce, trasmette o diffonde in pubblico, con qualsiasi procedimento, opere o parti di opere letterarie, drammatiche, scientifiche o didattiche, musicali o drammatico-musicali, ovvero multimediali, anche se inserite in opere collettive o composite o banche dati", se il fatto è commesso per uso personale e a fini di lucro.

Qualsiasi testo senza il consenso dell'autore non può essere copiato o riprodotto; l'unica eccezione è quella prevista dall'art. 70 che consente il riassunto, la citazione o riproduzione di brani o parti di opere letterarie per scopi di studio, discussione, documentazione o insegnamento, purché vengano citati l'autore e la fonte e non si agisca per scopo di lucro. In tali casi non è necessario richiedere il consenso dell'autore.

Gli articoli di attualità, di carattere economico, politico, religioso possono essere liberamente riprodotti con l'obbligo di indicare la rivista o il giornale da cui sono tratti e il nome dell'autore, salvo che la loro riproduzione non sia espressamente riservata. Nessun limite di legge sussiste, invece, nel caso di riproduzioni di testi di autori morti da oltre settanta anni, in quanto sono da intendersi come caduti in pubblico dominio.

La pubblicazione di fotografie

Quali fotografie possono essere tutelate dal diritto d’autore?

Il diritto d'autore opera una distinzione tra la categoria delle opere fotografiche e la semplice fotografia.
La distinzione deriva dal fatto che non possono avere la medesima tutela le fotografie che denotano un rilevante apporto creativo da quelle che, invece, sono delle semplici riproduzioni della realtà prive di qualsiasi apporto dell'autore.
Come oggetto di diritto d'autore le fotografie dotate di carattere creativo trovano protezione all'art. 2 della legge sul diritto d'autore, mentre le semplici fotografie sono tutelate come oggetto di diritto connesso (art. 87 e seguenti).

Per semplici fotografie si intendono "le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche". Non sono però comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e simili.

Non sempre è facile stabilire quando una fotografia presenti il carattere creativo per essere classificata come opera dell'ingegno. Il requisito della creatività non può essere identificato con il valore artistico della fotografia, ma si richiede secondo l'opinione dominante un apporto personale e creativo dell'autore. 
All'autore dell'opera fotografica spettano gli stessi diritti morali e di utilizzazione economica stabiliti dalla medesima legge.
Per quanto riguarda le semplici fotografie il legislatore riconosce all'autore alcuni diritti di utilizzazione economica elencati all'art. 88 che consistono nel diritto esclusivo di riproduzione e nel diritto esclusivo di diffusione e spaccio.

La durata dei diritti spettanti al fotografo è di 20 anni dalla produzione della foto (art. 91) se si tratta di una foto semplice, mentre per le opere fotografiche, essendo protette dal diritto d'autore, il diritto dura fino a 70 anni dalla morte dell'autore.

Per approfondimenti, consultare Fotografie e altri diritti relativi

 

Un caso particolare di fotografia: il ritratto

I ritratti possono essere liberamente riproducibili?

Un tipo particolare di fotografie sono i cosiddetti ritratti, tutelati anch'essi dalla legge sul diritto d'autore, infatti chiunque voglia esporre, riprodurre o mettere in commercio la fotografia rappresentante l'immagine di una persona, deve preventivamente ottenere il consenso di questa (art. 96 l. 633/41). Il consenso deve essere specifico con riferimento all'utilizzazione.

Il consenso, invece, non è necessario se la persona è di particolare notorietà o se è fotografata in virtù di qualche ufficio pubblico che ricopre, o per ragioni di giustizia o di polizia, oppure per scopi scientifici, didattici, culturali, o ancora se la riproduzione è legata a fatti, avvenimenti, cerimonie di pubblico interesse o che comunque si sono svolte in pubblico (art. 97 l. 633/41).

In ogni caso la riproduzione dell'immagine resta vietata se l'esposizione o la messa in commercio arrechino pregiudizio alla reputazione ed al decoro della persona ritratta. Se viene ritratto un personaggio pubblico, la sua immagine non può essere utilizzata, senza la necessaria autorizzazione, per fini diversi dal dare notizie o informazioni su tale personaggio.

Il ritratto fotografico eseguito su commissione, invece, può essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre dalla persona fotografata o dai suoi successori, senza il consenso del fotografo, salvo il pagamento a quest'ultimo di un equo compenso da parte di chi utilizza commercialmente la produzione (art. 98), sempreché le parti non stabiliscano diversamente. Il nome del fotografo se risulta dalla fotografia originaria deve essere indicato.
Alla disciplina del diritto d'autore si somma quella sul trattamento dei dati personali, che è contenuta nel Codice della Privacy (d.lgs. 196/2003).

I cataloghi commerciali e i manuali d’uso

I manuali d'uso data la loro funzione meramente documentale non sono, normalmente, soggetti alla legge sul diritto d'autore.

Le immagini fotografiche presenti nei cataloghi commerciali, anche se rispondono ad una funzione meramente documentale, possono invece, essere tutelate dal diritto connesso sulle semplici fotografie, quando ne ricorrano gli estremi, e in particolare quando esprimono una finalità commerciale e promozionale del prodotto che rappresentano.

Le opere collettive

Le opere collettive sono costituite dalla riunione di opere o parti di opere, che hanno una creazione autonoma e sono il risultato della scelta e del coordinamento ad un determinato fine letterario, scientifico, didattico, religioso, politico od artistico (art. 3 legge diritto d'autore).
Si tratta di opere che sono il frutto creativo di più autori.
Autore dell'opera collettiva è chi ha organizzato o diretto la creazione dell'opera stessa.
Esempi di opere collettive sono: le enciclopedie, i dizionari, le antologie, le riviste e i giornali.
Nell'ambito di tali opere è possibile distinguere tre soggetti titolari di distinti diritti: il soggetto che organizza e dirige la creazione dell'opera (che è considerato l'autore); l'editore che è invece il titolare dei diritti di utilizzazione economica; i singoli autori delle parti dell'opera.

Sulla base dell'art. 42 l.d.a, l'autore dell'articolo o altra opera che sia stato riprodotto in un'opera collettiva ha diritto di riprodurlo in estratti separati o raccolti in volume, purché indichi l'opera collettiva dalla quale è tratto e la data di pubblicazione.

Dalle opere collettive si distinguono le opere create con il contributo indistinguibile ed inscindibile di più persone: in questo caso, ai sensi dell'art. 10 della l.d.a., il diritto di autore appartiene in comune a tutti i coautori, e si applicano dunque le regole previste dal Codice civile per la comunione.